Paolo Ronco
PORTFOLIO
Questo articolo nasce da un problema molto concreto: sapere davvero se i backup funzionano, senza dover controllare manualmente log sparsi, script cron opachi e notifiche poco affidabili.
Nel mio homelab (che resta pur sempre una casa, non un data center enterprise) ho deciso di applicare principi da Business Continuity e Disaster Recovery tipici di ambienti professionali:
Il risultato è un’architettura che ruota attorno a Ubuntu Server, backup ridondati (Oracle Cloud + Hetzner), Google Cloud per il logging e un workflow n8n che valida ogni giorno che tutto sia andato a buon fine.
Questo articolo spiega l’architettura, le scelte tecniche e il perché. Il workflow n8n è un prodotto a pagamento: lo descrivo in modo trasparente, ma senza rilasciare informazioni sensibili o replicabili uno‑a‑uno.
Prima di questa architettura, il flusso era il classico:
Questo approccio ha tre difetti strutturali:
Da qui la decisione di over‑ingegnerizzare consapevolmente.
Gli obiettivi non erano “fare cose fighe”, ma essere operativamente sereni:
Ubuntu Server (on‑prem / Proxmox) ├─ cron ├─ rsync / rclone ├─ log strutturati │ ├─ Google Cloud Logging (streaming) └─ Google Cloud Storage (snapshot log) │ ▼ n8n (monitoring & validation) │ ├─ check presenza log ├─ parsing deterministico ├─ analisi contenuto └─ alert / ticket
Separazione chiave:
Nessun SSH, nessuna API verso il server. Zero trust sul produttore del dato.
Ubuntu Server è il punto di partenza:
Ogni job di backup produce log con:
START
RSYNC_END
SUMMARY
END
run_id
rc
Questo permette:
Non è logging “per l’uomo”, è logging per le macchine.
Fare più copie non basta.
La Business Continuity richiede:
Per questo:
Il logging è diviso in due canali complementari.
Serve per:
YYYY/MM/DD
Questo bucket è la fonte di verità per il monitoring.
Il workflow n8n non esegue backup.
Fa solo tre cose, in ordine:
Se qualcosa manca o non torna → alert.
Il valore non è “l’automazione”, ma la validazione.
Questo workflow:
Non vende magia.Vende tempo risparmiato e errori evitati.
Il codice sensibile resta mio.L’architettura e i principi sono condivisi.
Se n8n venisse compromesso:
Questo è zero trust applicato a un homelab.
In cambio ho ottenuto:
Questo progetto non è nato per dimostrare che si può fare.
È nato perché non volevo più perdere tempo a dubitare dei backup.
Anche in un homelab, i dati contano.E quando i dati contano, il logging è parte del backup, non un dettaglio.
Over‑engineering? Forse.Ma è un over‑engineering che dorme tranquillo.
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